Giovanna Nicolai ma chèrie. Collection

Giovanna Nicolai ma chèrie. Collection

Un occhio verde petrolio spicca sullo sfondo della Boutique di Giovanna Nicolai, sulla destra invece si nota un alberello bianco disegnato su una stoffa di sacco, un albero del pane, che però non fa il pane ma fa i vestiti.

Abitini piccoli come quelli delle bambole, ma con lo stile inconfondibile di chi fa sartoria da quattro generazioni.

Daniele ed Olga, sua moglie, sono in negozio già nel primo pomeriggio: ci tengono al rapporto con il cliente, che considerano innanzitutto una persona con cui relazionarsi.

Una manifestazione di saggezza quella di saper vedere nella comunicazione, sia essa personale o attraverso il web, l’arte di prendersi cura delle persone.

Una visione tradizionalista ed avanguardista nello stesso tempo quella di Daniele, che è cresciuto respirando l’aria della sartoria: “Già a sei anni seguivo i miei genitori al mercato il sabato mattina, e li osservavo; mio nonno era solito ripetermi che una persona che si avvicina ad osservare quello che produci, magari oggi acquista una piccola cosa ma potrebbe tornare domani per prendere un abito da sposa.”

Parliamo a lungo, parliamo di web, di mercato italiano, di mercati esteri; parliamo dell’importanza del ricollocare le persone al centro del sistema. “A me piace la concorrenza pulita” – dice Daniele, che pur essendo uno che investe in marketing e comunicazione è rimasto sempre con i ‘piedi per terra’. “Essere sì dei visionari, ma facendo mosse misurate, calcolando tutti i rischi specialmente in questo momento economico particolarmente difficile”.

Daniele continua affermando che anche Facebook è uno strumento per dialogare con le persone, e per i piccoli artigiani può avere un potenziale notevole: “Una persona che oggi scrive un post su Facebook, domani potrebbe arrivare in negozio a richiedere il capo di cui ha visto la fotografia o di cui ha sentito parlare da altri”.

Daniele è consapevole del fatto che la comunicazione del valore del prodotto vale tanto quanto il prodotto stesso: “Ad esempio – ci dice – per farsi conoscere sul mercato russo è necessario comparire sulle pagine di riviste specializzate; in quest’ottica è stata avviata una collaborazione con il calzaturificio di alta gamma Dino Bigioni, la cui stylist ha scelto gli abiti di Giovanna Nicolai proprio per presentare il proprio prodotto sul mercato russo.”

Mentre parliamo entra la mamma di Daniele, la signora Sabrina. Uno sguardo dolce, sarta da una vita, ha appreso il mestiere a sua volta dalla mamma. Incredibile pensare che quegli abiti bellissimi in colori cangianti siano usciti dalle mani amorevoli di poche persone!

Daniele ci mostra con orgoglio la prima busta in carta prodotta nel 1993 con il marchio Giovanna Nicolai, il nome della nonna.

Ed oggi per l’Atelier di Giovanna Nicolai il lavoro sta aumentando; alcuni negozi multibrand della Lombardia, ed anche un negozio di Roma hanno scelto di adottare la linea Giovanna Nicolai; “Mentre tutti i mercati sono in sofferenza, – conclude il nostro interlocutore – posso certamente affermare che per i prodotti artigianali di qualità si apre una nuova via. Dovremmo forse tutti interrogarci sul cosa possiamo trarre da questa crisi. Abbiamo, come società, forse troppo, credo sia giunto il momento di togliere qualcosa, di fare le cose più semplici, di ripartire da noi stessi, da quello che siamo e che sappiamo fare, offrendo così un’alternativa alla globalizzazione indiscriminata che non guarda in faccia alle persone”.

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